L’ Origine Del “Vegvisír”

Dopo aver pubblicato l’articolo sulle origini del “Kolovrat”, mi è stato chiesto di scrivere un articolo riguardo un altro simbolo, diventato noto come Vegvisír (letteralmente “segnavia”, “guida”). Ormai si vede ovunque: tatuati, indossati, o se ne cerca disperatamente il significato. Nel seguente articolo daremo un’occhiata alle varie interpretazioni odierne del simbolo, nonché alla sua vera origine.

 Sviluppo della rappresentazione del Vegvisir dal XIX secolo ad oggi.
Fonte: Foster 2013 – 2015


Concetto moderno del “Vegvisir”

Al giorno d’oggi, il Vegvísir, è molto conosciuto tra neopagani, musicisti, rievocatori e soprattutto tra i fan delle serie TV e altre produzioni di massa che ruotano attorno all’epoca vichinga, senza omettere l’uso tra le industrie di abbigliamento, spesso visto indossato anche come gioiello. Tra i rievocatori si tende ad utilizzarlo come decorazione sugli scudi o come ricamo sugli abiti. In questo caso il Vegvísir viene riconosciuto come “un simbolo runico antico germanico e vichingo, il cui compito era quello di fungere da bussola e avrebbe dovuto proteggere i guerrieri durante la navigazione, fungendo da guida e protezione divina”, ma questo tipo di interpretazione si può trovare soltanto nella letteratura popolare e nella narrativa degli ultimi 30 anni.


Tatuaggio raffigurante un Vegvísir.
Fonte:
http://nextluxury.com/.


Storia del “Vegvisir”

Il simbolo che noi chiamiamo Vegvísir si trova, insieme ad altri galdrastafir (“simboli delle magie”), in tre grimori islandesi del XIX secolo. Il primo e il più importante di tutti – Il manoscritto di Huld (ÍB 383 4to) scritto da Geir Vigfússon (1813-1880) ad Akureyri nel 1860. Il manoscritto è composto da 27 liste cartacee contenenti un totale di 30 simboli magici. Il Vegvísir lo possiamo vedere raffigurato a pagina 60 (27r), contrassegnato dai numeri romani XXVII e XXIX ed integrato da un’altro simbolo non specificato insieme alla nota seguente (Foster 2015: 10):

Beri maður stafi þessa á sér villist maður ekki í hríðum né vondu veðri þó ókunnugur sé.”

“Porta questo simbolo con te e non ti perderai in caso di tempeste e maltempo, anche se ti troverai in un ambiente a te sconosciuto.”

Tra gli altri simboli del manoscritto di Huld molto simili a questo, possiamo trovare il Sigillo di Salomone (Salómons Insigli; nr. XXI) e il “Sigillo Contro i Ladri” (Þjófastafur; nr. XXVIII).

Il secondo grimorio conosciuto come “Il Piccolo Libro Della Magia” (Galdrakver) sopravvissuto insieme al manoscritto denominato Lbs 2917 a 4to. Scritto da Olgeir Geirsson (1842 – 1880) ad Akureyri tra il 1868 e il 1869, contiene 58 pagine, con un Vegvisir raffigurato a pagina 27, accompagnato da un testo scritto in parte in latino e in parte in runico:

Beri maður þennan staf á sér mun maður trauðla villast í hríð eða verða úti og eins rata ókunnugur.

“Porta questo segno con te e non ti perderai nelle tempeste né morirai per il freddo, e troverai facilmente la tua strada tra l’ ignoto.”

Il terzo grimorio si tratta di un’altro “Piccolo Libro della Magia” (Galdrakver) questa volta conservato in un manoscritto con la denominazione Lbs 4627 8vo. L’ autore, l’anno e il luogo in cui è stato scritto ci risultano sconosciuti, ma possiamo sicuramente collocarlo nel IX secolo, nell’area di Eyjafjord, località vicina ad Akureyri. Questo manoscritto comprende 32 pagine, dove il Vegvisir viene rappresentato a pag. 17v. All’ interno di questo manoscritto possiamo trovare anche altri simboli simili , come il “Sigillo di Salomone” o “Simbolo Contro i Ladri”. Il testo che lo accompagna, questa volta, è piuttosto singolare, e la traduzione che lo segue è il primo tentativo di esplorazione del manoscritto nel 1993. Dal testo possiamo chiaramente intuire che la funzione di questo sigillo era condizionata dal credo cristiano:

At maður villist ekki : geim þennan staf undir þinni vinstri hendi, hann heitir Vegvísir og mun hann duga þér, hefir þú trú á honum – ef guði villt trúa i Jesu nafni – þýðing þessa stafs er falinn i þessum orðum að þú ei i (…) forgangir. Guð gefi mér til lukku og blessunar i Jesu nafni.”

“Per evitare di perderti: tieni questo simbolo sotto il braccio sinistro, il suo nome è Vegvisír e se avrai fede ti aiuterà – se credi in Dio nel nome di Gesù – il significato di questo simbolo è nascosto tra queste parole, così potresti non perire. Che Dio mi benedica e mi dia fortuna nel nome di Gesù.”

 

Immagini tratte dai manoscritti ÍB 383 4to (27r), Lbs 2917 a 4to (27), Lbs 4627 8vo 17v.

Insieme ad altri simboli, il Vegvísir arrivò in Islanda molto probabilmente dall’inghilterra, dove i simboli a forma di stella possono essere rintracciati già nel XV secolo, come nel “Testamento Di Salomone” (Harley MS 5596, 31r). In origine i simboli di questo genere riportavano il loro significato al misticismo cristiano. Una ricerca più approfondita potrebbe confermare l’uso di sigilli magici anche in periodi precedenti. 

Il primo scritto contenente la versione islandese del Vegvísir, insieme alla traduzione in tedesco, fu molto probabilmente un articolo di Ólaf Davíðsson su simboli e libri magici islandesi, del 1903. (Davíðsson 1903: 278, Pl. V). Successivamente il simbolo apparve per la seconda volta nella letteratura nel 1940 con il libro di Eggertson sulla magia (Eggertson 1940: column 49; Eggertson 2015: 126). Si ritiene, spesso erroneamente, che il Vegvísir sia anche raffigurato ne “Il libro degli incantesimi” (Galdrabók). Questa mistificazione apparve alla fine degli anni ’80, quando Stephen Flowers pubblicò il suo articolo The Galdrabók: An Icelandic Grimoire, in cui il Vegvísir appare davvero (a pagina 88), ma solo in una nota a margine sui grimori islandesi. Allora come mai il simbolo è così popolare in questi giorni?

Riteniamo che l’autore Stephen Flowers abbia svolto il ruolo principale nella propagazione del simbolo, grazie all’intensa promozione del suo documento durante l’era iniziale di Internet. Ciò avveniva in periodi di crescente interesse per la cultura norrena e la comunità emergente di rievocazione storica. Coloro che erano interessati all’argomento, probabilmente a causa della mancanza di risorse migliori, hanno basato la loro ricerca sul miglior libro disponibile, con simboli che davano una certa sensazione di autenticità per via della loro origine islandese. Con la sua crescente popolarità, il Vegvísir è diventato anche un articolo interessante per i negozi online destinati a questo particolare mercato, nonché per i negozi turistici islandesi, che promuovono ancora il Vegvísir come “autentico simbolo vichingo “per motivi commerciali. Un altro importante promotore del simbolo fu la cantante islandese Björk, che se lo fece tatuare nel 1982 e iniziò a descriverlo come “un antico simbolo vichingo, che i marittimi dipingevano con carbone sulla fronte per trovare la strada corretta” (gudmundsdottirbjork.blogspot.com). Ciò fece sì che il Vegvísir entrasse a far parte nel mondo dei tatuatori e, nel momento in cui le due influenze citate si intersecavano, il simbolo divenne uno degli elementi più spesso tatuati nelle comunità di interesse neo-pagane, musicali, di rievocazione e tra gli appassionati di mitologia norrena.

È importante notare che al giorno d’oggi le varianti circolari, talvolta accompagnate dall’alfabeto delle rune, sono le più utilizzate, sebbene le versioni originali fossero di forma quadrata e senza rune.


Conclusione

Il simbolo conosciuto come Vegvísir è la versione popolare islandese mutuata dalla magia occulta continentale descritta nel “Testamento di Salomone”. Ha circa 160 anni e il suo uso è limitato alla seconda metà del XIX secolo nella città islandese di Akureyri. Le uniche fonti letterarie che abbiamo dalla tradizione islandese sono poche menzioni in tre manoscritti, che sono basati l’uno sull’altro. Il Vegvísir, insieme agli altri galdrastafir , non sono simboli runici, non sono originari né venivano usati nell’era vichinga e, a causa del divario di 800 anni, non dovrebbero essere collegati ad essa. Il Vegvísir islandese originale è di forma quadrata, con le varianti circolari che emergono nel XX secolo. La sua attuale popolarità è legata alla diffusione in Internet e alla forte promozione online, facilmente accessibile da coloro che intendono ad utilizzare il simbolo.

Vorrei esprimere i miei ringraziamenti ai miei amici che mi hanno ispirato a comporre questo articolo, nonché a quelli che mi hanno fornito i consigli necessari. La mia gratitudine va a Václav Maňha per l’idea iniziale, a Marianne Guckelsberger per le correzioni sul testo islandese e a René Dieken per avermi fornito varie fonti inglesi.


Spero vi sia piaciuto questo articolo. Per qualsiasi domanda o opinione, contattatemi o lasciate un commento qui sotto. Se volete leggere altro ancora e supportare il mio lavoro, potete farlo tramite project on Patreon o Paypal.


Bibliografia

Davíðsson, Ólafur (1903). Isländische Zauberzeichen und Zauberbücher. In: Zeitschrift des Vereins für Volkskunde 13, p. 150-167, 267-279, pls. III-VIII.

Eggertson, Jochum M. (1940). Galdraskræða Skugga, Reykjavík : Jólagjöfin.

Eggertsson, Jochum M. (2015). Sorcerer’s Screed : The Icelandic Book of Magic Spells, Reykjavík : Lesstofan.

Flowers, Stephen (1989). The Galdrabók: An Icelandic Grimoire, York Beach, Me. : S. Weiser.

Foster, Justin (2013 – 2015). Vegvísir (Path Guide). In: Galdrastafir: Icelandic Magical Staves. Available at:
http://users.on.net/~starbase/galdrastafir/vegvisir.htm

Foster, Justin (2015). The Huld Manuscript – ÍB 383 4to : A modern transcription, decryption and translation. Available at:
https://www.academia.edu/13008560/Huld_Manuscript_of_Galdrastafir_Witchcraft_Magic_Symbols_and_Runes_-_English_Translation

27. května 2020

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